Freeda

La prima, raccontano, è stata Danielle Sheypuk, che ha sfilato in sedia a rotelle alla Fashion Week di New York nel 2014. Anche se merita una citazione quella leggendaria sfilata dello stilista britannico Alexander McQueen, che nel 1999 fece sfilare l’atleta paralimpica Aimée Mullins, intagliando lui stesso delle meravigliose protesi di legno per le sue gambe. Insomma, ormai da più di vent’anni assistiamo alla crescita del fenomeno della adaptive fashion, una moda che si rivolge alle persone diversamente abili e punta a costruire una rappresentazione del corpo alternativa e più inclusiva. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito ha ormai preso piede e se ne raccolgono i risultati – la differenza si nota già sulle riviste, nelle campagne pubblicitarie, come anche in collezioni e sfilate. L’Italia invece ne è diventata pioniera grazie alla nascita della prima agenzia internazionale di modelli inclusive, la Iulia Barton di Giulia Bartoccioni.

Fondatrice e attuale CEO, agente e luxury event manager, Giulia mira con il suo progetto a cambiare per sempre la percezione della disabilità, esaltando le bellezze diverse e rendendo loro più facile l’ingresso nel mondo professionale della moda nazionale e internazionale: per questo e molti altri motivi, può essere considerata una positive changer del nostro futuro. Approfondiamo la conoscenza di questa nuova e giovane eccellenza italiana insieme al brand Furla.

C’è sempre una parte della nostra vita che vorremmo rivelare. Un lato di noi, probabilmente il più bello, che vuole uscire allo scoperto dall’altezza delle sue presunzioni. Tutti noi crediamo di avere qualcosa da insegnare, tutti noi abbiamo una nostra storia personale che ci rende unici e ineguagliabili. In questo stesso momento migliaia di persone si stanno impegnando duramente per superare difficoltà che noi abbiamo già sconfitto, acquisire capacità che noi già possediamo.
Possiamo fare la differenza. Possiamo costruire un lavoro che ci permetta di migliorare la vita altrui insegnando quello che già conosciamo.

Le parole ispiranti presentate sul sito della Iulia Barton Production, la division della company che si occupa di organizzare eventi e sfilate, la dicono lunga sulla consapevolezza e la nobiltà delle intenzioni del progetto di Giuliache prende origine da una persona molto importante per lei: suo fratello Fabrizio. Come riferiva anche Michela Trigari sul Corriere della Sera, tutto è iniziato ormai diversi anni fa, quando Fabrizio Bartoccioni, in sedia a rotelle a seguito di un incidente che gli ha provocato una lesione cervicale del midollo spinale, dà vita alla Fondazione Vertical, onlus che dal 2005 si occupa di finanziare la ricerca e la cura delle lesioni midollari. Ed è con Fondazione Vertical che poi, nel 2011, Giulia e Fabrizio inventano un nuovo format, “Modelle & Rotelle”, serata per sensibilizzare sul tema e per promuovere la bellezza e l’eleganza femminili fuori dai canoni.

Grazie al successo dell’evento, l’anno seguente il format arriva sulle passerelle di AltaRoma e da quel momento evolve in una forma professionale, prima come network e poi come agenzia di moda internazionale: nel 2015, la neonata Iulia Barton firma la sfilata inclusiva organizzata dalla Mercedes-Benz Fashion Week di New York, e dal 2016 in poi si afferma come punto di riferimento nel made in Italy per la adaptive fashion, trasformando la propria scuderia in una presenza immancabile sulle passerelle delle capitali della moda, ma senza mai tralasciare la propria missione benefica: raccogliere fondiper la ricerca sulle lesioni spinali.

Nel febbraio 2018 infatti Giulia Bartoccioni organizza la Milano Fashion Week Inclusive, evento interno alla settimana della moda milanese in cui presenta una nuova selezione di 30 professionisti, frutto di una selezione durissima cui hanno preso parte più di 2 mila persone. Quindi, a marzo dello scorso anno, pubblica il suo primo catalogo: un vasto book di professionisti provenienti da ogni parte del mondo, tra cui ovviamente figurano anche quelli con disabilità. Per tutti “il diktat resta quello della moda con i suoi canoni di bellezza, soprattutto in materia di misure e portamento, altrimenti non riuscirebbero a lavorare”, spiega Giulia. Intervistata in un’altra occasione, aggiunge:

La nostra missione infatti, oltre a sensibilizzare il mondo del fashion, è anche quella di creare opportunità di impiego per chi è nuovo del mestiere. Alcuni volti della Iulia Barton – che offre servizi come shooting fotografici, management e organizzazione di eventi legati alla moda – stanno riuscendo ad affermarsi, collaborando con gli stilisti o i brand più esigenti.

Poi, dopo il successo Milano, confermato dalla stampa italiana e internazionale, oltre che dall’interessamento di vip, blogger e imprenditori, sempre nel 2018 la Iulia Barton torna a casa per la Rome Inclusive Fashion Night, evento charity patrocinato da Roma Capitale e sostenuto da Euroma2; e quindi, nell’autunno dello scorso anno, vola a Los Angeles per conquistare gli USA.

Oggi, Giulia Bartoccioni continua a puntare in altoaprendosi ai mercati di Inghilterra, Olanda, Francia e anche nei paesi dell’Europa Orientale, dove la moda inclusive si sta affermando rapidamente; e alza anche il tiro della propria mission, ambendo a portare in pedana anche indossatori e indossatrici che provengono da contesti difficili, come chi vive condizioni di povertà, è emarginato socialmente o vittima di violenza, “per un concetto di inclusione a 360°”.
Ad ANSA Giulia ha raccontato:

All’inizio non è stato facile. Stilisti e designer temono che un abito su una modella in carrozzina non abbia lo stesso effetto. Ma sbagliano. Bellezza ed eleganza seguono altri canoni.

Determinata, competente e appassionatamente fedele alla propria causa, Giulia ha fatto della storia propria e di suo fratello una grande vittoria, perché ha trasformato un motivo di sofferenza in un’occasione collettiva per accrescere il grado di solidarietà, coscienza e gioia, e lo ha fatto in un ambito particolare, che ancora tende tenacemente ad escludere ciò che non rientra nei vecchi standard. Non è difficile credere che presto tutti i marchi si adegueranno alla politica dell’inclusività promossa da progetti come la Iulia Barton: arrivando ai più giovani, il messaggio ha sempre più probabilità di essere recepito e diffondersi, andando a modificare i criteri estetici vigenti. Dopotutto chi ha protesi, convive con malattie croniche e si muove in carrozzella o grazie altri tipi di ausili, ha lo stesso diritto degli altri di esibire il proprio corpo con agio e orgoglio, sentendosi glamour e al top: e, per altro, vedere una rappresentazione diversa sulle copertine dei magazine di moda può infondere fiducia e accettazione, abbattere barriere culturali, e, in definitiva, cambiare in meglio la vita delle persone con e senza disabilità.

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